Convegno dedicato ai 25 anni della Legge 53 del 2000 e al ruolo delle Banche del Tempo

Relazione convegno legge 53

È con grande piacere che apro questo convegno dedicato ai 25 anni della Legge 53 del 2000 e al ruolo delle Banche del Tempo, un’esperienza che ha saputo attraversare i cambiamenti del Paese mantenendo intatta la propria forza originaria: quella di mettere il tempo e le relazioni al centro della vita delle persone e delle comunità.

Siamo qui per celebrare una legge nata grazie a una grande mobilitazione delle donne, provenienti da mondi diversi – sindacati, associazioni e partiti politici – che, venticinque anni fa, ha saputo cogliere un cambiamento epocale: la necessità di ripensare i tempi di vita e di lavoro, di sostenere la conciliazione e di valorizzare il protagonismo sociale, di migliorare l’organizzazione dei tempi delle città.

E siamo qui per riflettere su come le Banche del Tempo abbiano rappresentato e rappresentino ancora oggi una risposta innovativa ai bisogni delle nostre città. L’articolo 27 della legge 53, che ha collocato le Banche del Tempo in un quadro istituzionale, ha aperto la strada a una diffusione che negli anni si è radicata nei territori.

Venticinque anni fa il dibattito sui tempi delle città fu promosso soprattutto dalle donne, dalle amministratrici locali, dai movimenti che chiedevano politiche più umane e inclusive, in una riflessione che portò alla consapevolezza che “esiste un tempo delle donne” e che rappresenta ancora oggi per noi un terreno sul quale continuare a confrontarci e a sperimentare, con originalità e capacità di innovazione.

Grazie a Livia Turco, straordinaria ministra e dirigente politica che ha saputo promuovere una legge che è rimasta per noi un punto di riferimento importante, anche dopo più di vent’anni.

Le Banche del Tempo

Come sappiamo bene tutti noi, una Banca del Tempo è un luogo dove si scambiano ore, non denaro. La modalità dello scambio delle ore è semplice e rivoluzionaria: ogni persona mette a disposizione una parte del proprio tempo e delle proprie competenze, e in cambio riceve tempo da altri.

Il principio è la reciprocità e il valore dell’ora scambiata, che è sempre uguale qualsiasi sia l’attività.

Voglio sottolineare due aspetti fondamentali: il valore relazionale e il valore economico delle Banche del Tempo.

Sul piano relazionale, esse creano capitale sociale: fiducia, senso di appartenenza, legami intergenerazionali.

Sul piano economico, lo scambio di ore riduce costi per le famiglie (per chi ne usufruisce), integra servizi di welfare e valorizza risorse spesso inutilizzate.

Inoltre, attraverso lo scambio di saperi — competenze pratiche, professionali, esperienze di vita — si mettono in circolo formazione e crescita: chi partecipa acquisisce nuove abilità, si forma sul campo, e questo arricchisce sia l’individuo sia la comunità. Le Banche del Tempo, quindi, generano valore complessivo: sociale, formativo ed economico.

Analisi delle disuguaglianze oggi:

Viviamo in anni di crisi economica e sociale che provocano disuguaglianze crescenti e malessere sociale. I processi esclusione sociale, di emarginazione, di solitudine, di insicurezza riguardano moltissimo la condizione urbana. Il rischio di chiudersi sempre più nell’individualismo si accompagna all’indifferenza verso la partecipazione alla vita sociale o si esprime con manifestazioni che possono sfociare nella rabbia sociale. In un recente articolo Mauro Magatti sostiene che “quello che sta avvenendo è un processo di «disaffiliazione» — cioè di perdita del legame con gli altri — che tocca la vita quotidiana delle persone e, insieme, la tenuta della società nel suo insieme”. Magatti descrive la “disaffiliazione” come il crescente venir meno dei legami significativi nella società contemporanea. Nonostante interazioni sempre più frenetiche, le relazioni profonde si indeboliscono, complici l’uso distorto dei social, l’ascesa dell’AI come “sostituto” relazionale e la fragilità delle reti familiari e di prossimità. Reagire significa anche offrire luoghi di incontro, politiche di prossimità e una cultura che riconosca che la libertà nasce dal legame con gli altri.

In questi 25 anni le Banche del Tempo sono cambiate insieme alla società. Hanno attraversato crisi economiche, trasformazioni tecnologiche, l’impatto dei social, la pandemia. Da realtà di vicinato, talvolta piccole e informali, sono diventate sempre più reti strutturate, capaci di lavorare sulla solitudine, sul sostegno familiare, sull’inclusione delle fragilità, sul bisogno crescente di comunità. Hanno imparato a usare strumenti digitali, a dialogare con nuovi pubblici, ad affrontare problemi più complessi, nuove povertà, immigrazione, mancanza di lavoro.

Ore attivate 105315

N. scambi  24348

IL REPORT

Nei giorni scorsi è stato somministrato un questionario sulla conoscenza della legge 53, da parte delle Banche del tempo appartenenti all’Anbdt. Il 65% delle Banche attualmente esistenti è nata dopo l’anno 2000, cioè dopo la promulgazione della legge. Si può dire quindi che queste banche, nate per lo più da associazioni di cittadini, si sono sentite “supportate” dalla legge. Soltanto il 34% delle Banche nasce con l’aiuto delle Istituzioni, dato che ci deve far riflettere, mentre durante la loro vita, quasi il 90% riceve un qualche sostegno, dato che ci fa capire che, una volta note, le Banche del tempo vengono apprezzate. Altro elemento interessante è stato avere un riscontro sui fabbisogni delle Banche del tempo: oggi le esigenze sono quelle di avere i locali (necessari per le attività della Banca) a titolo gratuito o, meglio, pagati con l’effettuazione di scambi socialmente utili, uniti a piccoli contributi che sostengano l’attività di gestione. I bandi, infine, non sono funzionali alle Banche del tempo (vi partecipa poco più del 30% delle Banche) in quanto sottraggono risorse all’operatività e sono quasi sempre non pertinenti alle finalità delle Banche stesse.

Le Banche del Tempo oggi: proposte

Oltre al quadro normativo, serve promuovere politiche che considerino il tempo come infrastruttura sociale: sostenere le reti esistenti, favorire la nascita di nuove Banche del Tempo (a Roma, come dicevo il nostro obiettivo è quello di aprire una banca in ogni municipio), valorizzare l’esperienza delle donne che hanno guidato questo movimento, potenziare la formazione e la certificazione delle competenze che si scambiano, e integrare queste pratiche nei piani di welfare locale.

Concludo sottolineando che il valore delle Banche del Tempo non è solo nelle norme, ma nella capacità delle comunità di attivarsi, condividere saperi e costruire relazioni. Continuiamo a investire in questi luoghi di solidarietà: sono parte della risposta ai bisogni del nostro tempo. Per continuare ad operare le Banche del tempo e superare le criticità hanno bisogno che le Amministrazioni assegnino spazi per poter operare pagando con le ore Scambio.

Che l’ufficio, la segreteria delle banche sia gestita non da volontari come oggi succede, ma da personale pagato (come in Spagna dove è lo stato a supportare questo servizio)

Valorizzare le competenze individuali informali acquisite nello scambio, anche attraverso attestati o “crediti sociali”.

Progetti comunali di “tempo condiviso” che collegano le BdT con scuole, centri anziani e associazioni del territorio.

Si favorisce così l’incontro tra i tempi individuali e quelli collettivi, che era proprio il cuore della legge 53.

Investire sul tempo condiviso significa investire sulle persone, sulle relazioni e sul territorio; è fare emergere l’anima, l’umanità dei luoghi che viviamo. Un invito a istituzioni, cittadini, associazioni a collaborare, a rafforzare le reti per una città del ben-essere

Le città non sono solo scambio di merci: sono scambi di gesti parole, emozioni, memorie, tempo, saperi (Italo Calvino)

Mercoledì 26 Novembre 2026

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