LA RI-GENERAZIONE DI ROMA

Le Banche del Tempo e la Ri-Generazione di Roma
Dopo la forzata rarefazione delle attività nel periodo della pandemia e con il proposito di superare anche le difficoltà, in particolare logistiche, sperimentate già in precedenza, le BdT di Roma intendono progettare un rilancio della loro azione e della loro presenza nella Capitale che rappresenti un contributo allo sviluppo urbano sostenibile e quindi alla costruzione di una città inclusiva, accogliente e solidale.
Per proiettarsi verso il futuro serve riconsiderare le origini, trarre forza dalle radici. Alla metà degli anni novanta le prime BdT sono nate su impulso prevalentemente femminile, con l’obiettivo di aiutare la conciliazione dei tempi di vita e di valorizzare il lavoro di cura. La società da allora è cambiata, ma sono ancora soprattutto le donne a sperimentare ogni giorno la difficoltà di tenere insieme i diversi ambiti di vita. Le Bdt, composte per il settanta per cento da iscritte, non vogliono solo perseguire il loro obiettivo fondante con il meccanismo degli scambi ma anche rappresentare l’istanza nei processi di rigenerazione urbana. Una città più amica delle donne è una città più vivibile per tutti. Per ridare valore a una città provata e investire su nuove possibili vocazioni bisogna partire dai bisogni e anche dalle risorse di chi ci vive, mettere al centro la cura: dei luoghi, delle persone, delle relazioni.
E’ questo il patrimonio culturale e di esperienza che le BdT vogliono fare valere in un momento in cui la rigenerazione urbana, intesa sia come riqualificazione di fabbricati, sia come funzionalizzazione di aree dismesse o sottoutilizzate, costituisce per le amministrazioni locali un obiettivo da considerare cruciale in vista dello sviluppo sostenibile delle città e per il miglioramento della qualità della vita dei loro abitanti.
Roma, con un’estensione pari alla somma di quelle delle altre maggiori città italiane, con periferie grandi come città di media dimensione, cresciute in gran parte senza un piano regolatore, dovrebbe essere senz’altro un oggetto privilegiato di una rigenerazione urbana improntata agli obiettivi di sviluppo sostenibile e di coesione sociale. Alcuni progetti sono stati varati dalla Regione Lazio, per esempio a Laurentino 38, a Santa Maria della Pietà, sulle sponde del Tevere sotto il ponte della Musica. La possibilità di ottenere finanziamenti nell’ambito del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza deve ampliare la capacità di intervento e indurre anche l’amministrazione comunale ad attivarsi non solo per porre rimedio alle carenze che si sono accumulate ma anche per progettare il futuro della città eterna.
In tale prospettiva le Bdt intendono proporsi come risorsa per la progettazione sociale di interventi di rigenerazione urbana, in forza della loro capacità di mettere in campo diversi tipi di competenze, di rispondere a una variegata gamma di bisogni e soprattutto di creare condivisione e relazioni fiduciarie fondamentali nei processi di innovazione sociale. Inoltre chiedono l’assegnazione di spazi all’interno dei complessi rigenerati per svolgere la loro attività, non solo per l’utilità sociale da esse comunque rivestita, ma per la funzione di interconnessione che il meccanismo degli scambi di tempo può svolgere in luoghi dove si concentrano servizi e attività sociali.
Pensiamo a quale funzione potrebbero svolgere le BdT in termini di conciliazione tra i tempi della vita e benessere della comunità se fossero inserite in centri civici con spazi per il coworking, aree giochi, aule per attività didattiche, ambienti per attività creative, officine per il bricolage e il riciclo, spazi per attività sportive ecc. All’organizzazione di tutte queste attività il meccanismo degli scambi di prestazioni, con incontri tra bisogni e risorse basati sulla pari dignità darebbe un importante contributo in termini funzionali e soprattutto costituirebbe la linfa vitale per la creazione intorno a tali servizi di una rete comunitaria.

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