Il progetto di Roma Capitale

Un esperimento riuscito

Nel 1996, l’Ufficio “Tempi, Orari e Diritti dei cittadini” di Roma Capitale, sulla base d’un accordo con i Coordinamenti regionale e cittadino delle donne della CGIL, ha varato un progetto pilota di Banca del Tempo nel IX° Municipio, presso il centro anziani di Villa Lazzaroni. Per l’organizzazione e la gestione della BdT è stato indetto un bando rivolto alle associazioni di volontariato, che sono state invitate a presentare progetti in merito. E’ risultato vincitore il progetto dell’associazione Auser, che lo ha realizzato con la guida e la costante partecipazione di una funzionaria dell’Ufficio comunale promotore.

L’iniziativa si è inserita in una politica complessiva posta in essere da Roma Capitale per cercare di adeguare i “tempi della città” (orari degli uffici pubblici, delle scuole, degli ospedali, degli esercizi commerciali, dell’offerta culturale) alle esigenze di flessibilità nella gestione del tempo fortemente sentite dalla cittadinanza. E’ in questa prospettiva che nel 1994 la giunta aveva deciso di istituire l’Ufficio Tempi e Orari. Esso ha costituito l’istanza di riferimento e di propulsione per l’elaborazione di un complesso intervento intersettoriale, tendente a comporre le problematiche conflittuali che riguardano l’uso del tempo in una metropoli. E’ stato così proposto nel 1997 il primo Piano dei tempi e degli orari della Città.

La sperimentazione avviata nel IX° Municipio aveva lo scopo di verificare la fattibilità del progetto, poi accolto nel Piano dei tempi e orari, di incentivare la creazione di BdT al fine di introdurre maggiore elasticità nella gestione quotidiana del tempo, tramite la promozione di scambi di prestazioni tra persone con bisogni complementari. L’ipotesi di partenza era che ci fosse una potenziale disponibilità dei romani a scambiare il tempo, in varie forme, ma che il contesto metropolitano rendesse difficile la germinazione spontanea di questo tipo di organizzazione dei cittadini. Da qui l’idea di provare a incoraggiare la strutturazione di un’offerta in grado di intercettare la domanda latente in un ambiente urbano, in cui i problemi di isolamento, di solitudine, di difficoltà di trovare aiuto per conciliare i tempi di lavoro con quelli di cura familiare sono generalmente più acuti che nei piccoli centri e dove è più difficile che funzionino spontaneamente reti di rapporti fiduciari.

Nel 2010 è stato pubblicato da Roma Capitale il libro delle Banche del Tempo:

                        La cura del tempo

 

 

 

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