“Il tempo è denaro” di Roberta Pizzolante

“Banca del Tempo. L’esperienza e il valore sociale di una grande rete di relazioni e saperi tra cittadini”

Altreconomia edizioni 2011, pp 176, euro 14,00

 

Scambiare tempo al posto di denaro. In periodi di crisi economica potrebbe essere questa la soluzione per usufruire di una serie di servizi e beni altrimenti poco accessibili. Hai bisogno di una baby-sitter per tuo figlio? In cambio potresti dedicare qualche ora della giornata a fare per gli altri quello in cui riesci meglio, per es

empio una lezione di russo, un corso di cucina o l’organizzazione di una festa di compleanno. Un baratto di saperi, valori e conoscenze, insomma, che ha un ruolo importante nella coesione e nel

la partecipazione sociale. E’ il meccanismo alla base delle Banche del Tempo, 400 in tutta Italia, con migliaia di correntisti all’attivo. Un volumetto edito da Altreconomia e curato dall’Associazione Nazionale Banche del Tempo, raccoglie la storia, i principi, i rapporti con le istituzioni, il valore sociale ed economico e le esperienze di questa rete di strutture presente da nord a sud della penisola.

“Sono trascorsi quasi vent’anni dalla nascita della prima banca e le Banche del Tempo, nonostante le difficoltà incontrate, continuano ad operare in quasi tutte le regioni e crescono e si moltiplicano, segno evidente di vitalità, modernità, di voglia di partecipazione attiva delle persone”, si legge nella premessa di Maria Luisa Petrucci, presidente dell’Associazione. In sostanza, in questi speciali istituti di credito si contabilizzano i crediti e i debiti dei soci-correntisti utilizzando l’ora: prelevo tempo quando ne ho bisogno e lo deposito a disposizione degli altri per una cosa che so fare e per pareggiare quello che ho prelevato. Il meccanismo è ben chiaro se si legge il capitolo 2: “Martina da sempre desidera imparare l’inglese e così Marco, che riceve conversazione spagnola da Lucio, glielo insegna, e lei ricambia dando ripetizioni di matematica al nipote di Rita che in cambio prepara le bambole di stoffa per Ada…”. Gli esempi sono tanti e il libro, scritto a più mani, riporta numerose testimonianze da varie parti d’Italia, oltre a interventi autorevoli, testi di approfondimento e istruzioni su come aprire una BdT nella propria città o quartiere. C’è la storia di Marisa, pensionata, che nel XV municipio di Roma frequenta un corso di pittura; quella di Jose, che all’XI municipio segue dei corsi di italiano e inglese e dal canto suo impartisce lezioni di computer e di spagnolo, e ancora Livia di Torino che racconta l’incontro in BdT con culture e cucine diverse.

Queste strutture non sono solo un capitale sociale, che rafforza i legami e la coesione tra i cittadini, ma anche economico, precisano gli esperti che hanno curato il volume, un risparmio di risorse per le istituzioni. Per esempio, nel 2010 gli oltre 8.600 correntisti delle banche di Roma hanno attivato più di 72 mila ore scambiando vari tipi di attività, circa 150 in tutto, pagate in tempo, ma che sul mercato hanno un valore reale. Un’ora di passaggio in auto vale almeno 40 euro, una visita guidata di gruppo circa 8 euro, una ripetizione 20 euro, una lezione di lingua 10 euro, l’assistenza gli anziani 8 euro e così via. Secondo una stima, le banche romane nel 2010 hanno mosso un volume di servizi al cittadino di circa 900 mila euro.

(1 maggio 2012)

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